La Corte Suprema di Cassazione, Presidente Dott. Renato Rordorf, ha accolto il 22/05/2014 il ricorso presentato dall’azienda farmaceutica Marvecspharma Service Srl, dichiarata fallita dal Tribunale di Milano nel 2011 a seguito della dichiarazione di inammissibilità della proposta concordataria.
La Cassazione, attraverso la sentenza, ha evidenziato sia la violazione di norme di diritto e vizio di motivazione, sia che il Tribunale, prima, e la Corte d’Appello, poi, hanno operato un giudizio di merito sulla fattibilità economica del piano concordatario, piuttosto che esaminare la sola fattibilità giuridica.
La proposta concordataria redatta dallo Studio Porcaro Commercialisti & Avvocati prevedeva la continuità aziendale attraverso un affitto di azienda (nel 2011, quando il legislatore non aveva ancora introdotto la norma ad hoc sui concordati in continuità, art. 186-bis). Purtroppo dopo 3 anni i curatori fallimentari, come prevede la norma, hanno ceduto tutti i beni aziendali e quindi per l’imprenditore, ma soprattutto per i creditori, non sarà più possibile ripristinare quanto prevedeva la proposta.
Ai creditori il Tribunale ha negato la possibilità di vagliare il piano ed esprimersi sulla convenienza rispetto all’ipotesi fallimentare.
La Cassazione, con questa ulteriore sentenza, consolida i principi statuiti con la sentenza a Sezioni Unite n. 1521/2013 sulla limitazione dei poteri del Tribunale in merito alla valutazione della convenienza economica.
Nel periodo in cui l’attività è stata proseguita dall’affittuaria prima che i curatori cedessero tutto il risultato della gestione giudiziaria, è stata confermata la previsione del piano industriale redatto dall’advisor, addirittura con risultati superiori alle aspettative.