Be Packaging acquisisce il controllo di Paperskin: una partnership strategica per il futuro del packaging sostenibile

Il gruppo fondato da Biagio Flavio Mataluni acquisisce il 70% della cartotecnica torinese e consolida la propria presenza industriale in Italia.
Be Packaging compie un nuovo passo nel suo percorso di crescita e annuncia l’acquisizione del 70% di Paperskin, storica cartotecnica torinese specializzata in soluzioni di alta gamma per il packaging. Nel 2019 era stata completata l’acquisizione della Unilabel di Empoli.
Con questa integrazione, Be Packaging consolida la propria presenza industriale in Italia e costruisce un ponte simbolico dal Sud al Nord del Paese, rafforzando il proprio modello di gruppo integrato e sostenibile.
“Dal Sud al Nord, un’unica direzione: il futuro.”
“Siamo partiti da un’area interna del Mezzogiorno e oggi uniamo tre poli produttivi – Montesarchio, Empoli e Torino – in un modello che dimostra come l’impresa possa essere ponte e non confine”
dichiara Biagio Flavio Mataluni, Presidente e fondatore del gruppo.
Nata nel 2014, Be Packaging si è affermata come azienda di riferimento nel settore delle etichette adesive e del packaging grazie a un approccio integrato e consulenziale che combina design, tecnologia e sostenibilità.
Dopo il rilancio di Unilabel (Empoli) nel 2019, l’ingresso di Paperskin (Torino) completa oggi la filiera, aprendo il gruppo al mondo della cartotecnica di pregio con particolare attenzione ai settori food, wine & spirits, beauty e farmaceutico.
Con un’età media del management sotto i 40 anni, Be Packaging è oggi una delle realtà industriali più dinamiche del Mezzogiorno.
Il gruppo coniuga solidità finanziaria, cultura imprenditoriale e governance trasparente, vantando asset industriali di proprietà e una posizione patrimoniale equilibrata.
Be Packaging è stata assistita dallo Studio Porcaro Commercialisti & Avvocati con un team guidato dal partner Andrea Porcaro. Paperskin è stata assistita dal Dott. Cataldo Caputo dello studio Caputo e Accounting Sas
leggi l’articolo su LegalCommunity:
https://legalcommunity.it/be-packaging-prende-il-controllo-di-paperskin-gli-studi/
19 Dicembre 2025
Dalla crisi alla rinascita la parabola di Skandia
Dopo un concordato in continuità e una ristrutturazione radicale, la storica azienda trevigiana torna protagonista diventando partner produttivo globale di Decathlon

Da una crisi d’impresa al cardiopalma, con un concordato preventivo in continuità molto sfidante, a una ripartenza da manuale, con la soddisfazione di essere scelti da Decathlon come partner produttivo, e non semplice fornitore, dei negozi di tutta Europa ma anche in Brasile, Russia Cina e insomma ovunque: il tutto, producendo calzature sportive, ossia un prodotto quanto mai esposto alla concorrenza asiatica.
È la traiettoria vincente, più unica che rara, compiuta dalla Skandia, un’azienda di Treviso nata nel 1979 e, dopo la crisi, “rinata” nel 2023. Di questo successo Economy ha parlato con Mario Porcaro, oggi Ceo dell’azienda dopo esservi stato chiamato come consulente per la complicatissima ristrutturazione.
«Io sono entrato in gioco a gennaio 2023, in un momento molto delicato – racconta il manager – l’azienda stava infatti attraversando una crisi profonda e aveva appunto presentato domanda di concordato preventivo in continuità. In qualità di advisor, ma soprattutto di commercialista esperto di crisi d’impresa, ho affiancato la proprietà nella definizione e nell’attuazione del piano di risanamento. Al termine della procedura, i soci hanno voluto imprimere un segnale forte di discontinuità con la gestione precedente e, da gennaio 2024, mi hanno affidato il ruolo di presidente e amministratore delegato. Da quel momento, abbiamo intrapreso un percorso di rilancio profondo e concreto».
Qual è stata la strategia per uscire dalla crisi?
Abbiamo puntato su una ristrutturazione profonda: chiuso lo stabilimento in Romania, troppo oneroso, e rafforzato la produzione in Serbia. Abbiamo recentemente avviato una nuova attività produttiva in Tunisia, dove la combinazione tra qualità e competitività dei costi rappresenta un’opportunità strategica per il nostro sviluppo. Abbiamo ridotto i costi, razionalizzato i processi e riattivato relazioni commerciali chiave, soprattutto nell’Est Europa.
Un sostegno importante è arrivato da Decathlon, il cliente che tutti desiderano avere, forte di quasi 1700 punti vendita e 16,2 miliardi di euro di fatturato nel 2024). Non solo ci ha selezionati come fornitori, ma ci ha da subito considerati e trattati come partner produttivi e non semplici fornitori, consentendoci di aumentare la nostra produzione.
Inoltre, abbiamo valorizzato le risorse interne e creato un advisory board composto da figure di alto profilo – Elia Mocellin, Stefano Loschi, Michele Zorzan, – che mi affiancano con lungimiranza e visione nelle decisioni strategiche.
State guardando anche alla crescita per linee esterne?
Sì, è un pilastro della nostra strategia. In un mercato stagnante, crescere per acquisizioni è cruciale per ottenere economie di scala. Stiamo valutando diverse operazioni, ma spesso ci scontriamo con una certa reticenza culturale da parte delle imprese italiane, che faticano ad accettare logiche di consorzio e di aggregazione. Serve più visione e meno paura del cambiamento.
Quali sono ora i piani per il futuro?
Stiamo lavorando su nuove collezioni, sempre più orientate all’innovazione di prodotto, al comfort e alla sostenibilità. In particolare, stiamo sviluppando due nuove linee di suole super leggere, pensate per combinare resistenza, flessibilità e leggerezza, ideali per rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione, attento sia al design che alla performance.
Parallelamente, l’obiettivo strategico per il 2026 è duplice: da un lato vogliamo rafforzare il portafoglio clienti, puntando su brand di fascia alta e catene internazionali con cui stiamo già avviando dialoghi commerciali; dall’altro intendiamo aumentare significativamente la capacità produttiva.
Stiamo inoltre investendo in digitalizzazione e automazione dei processi, per rendere l’intera supply chain più efficiente e tracciabile. Tutto questo, senza perdere di vista i valori che ci guidano: qualità, affidabilità e una gestione sostenibile del business.
Skandia ha oggi una nuova identità?
Direi che ha riscoperto la sua vocazione industriale, puntando su innovazione, efficienza e qualità. Abbiamo costruito una governance moderna, capace di prendere decisioni strategiche in tempi rapidi. È un progetto che dà valore alle persone e mette al centro la sostenibilità economica e organizzativa.
Quindi Skandia guarda avanti con fiducia?
Assolutamente. Abbiamo superato una crisi pesante e oggi siamo un’azienda sana, con una struttura solida, una visione chiara e soci pronti a sostenere ulteriormente lo sviluppo e le acquisizioni. Abbiamo lasciato la crisi alle spalle: oggi guardiamo avanti con determinazione, pronti a cogliere nuove sfide da protagonisti.
https://www.economymagazine.it/dalla-crisi-alla-rinascita-la-parabola-di-skandia/
27 Settembre 2025
Crisi alle spalle per Skandia: torna in utile e punta sul 2026

Il caso Skandia: come uscire dalla crisi in tempo di crisi. Dal concordato in continuità richiesto a gennaio 2023, omologato dopo un anno dal Tribunale di Treviso, all’utile netto di 3,5 milioni di euro con cui ha chiuso il bilancio 2024, fino alla volontà di acquisire un calzaturificio per poter incrementare la produzione. Ci svela la ricetta Mario Porcaro, che era stato chiamato dalla proprietà come consulente esterno per ristrutturare il calzaturificio di Casier (Treviso) e ora è stato nominato CEO.
La crisi
Fondato nel 1979, il calzaturificio Skandia produce scarpe da montagna (doposci urbani), trekking e motociclismo. La proprietà è formata da un gruppo di imprenditori locali presieduto da Guido Mocellin. Nel 2022 la guerra Russia-Ucraina congela vendite e incassi dell’importante mercato russo. L’azienda si ritrova con mancati incassi, scarpe pronte da spedire che non vengono ritirate dai clienti e un magazzino pieno di materie prime da mettere in lavorazione (compresi pellami italiani). Una situazione che acuisce le difficoltà dell’azienda, provocate anche dal riscaldamento globale che fa venir meno la necessità dei doposci nelle città storicamente fredde. Pesano anche i debiti contratti durante il Covid. Il bilancio 2022 si chiude in perdita e con una evidente crisi di liquidità. Tant’è che, nel gennaio 2023, il calzaturificio (540 dipendenti di cui 70 in Italia e 470 nei siti produttivi di proprietà in Serbia e Romania e 25 milioni di euro di debiti) presenta la richiesta di concordato preventivo con continuità al Tribunale di Treviso. La proprietà inietta 2 milioni di euro di nuova liquidità e si affida allo Studio Porcaro (ufficio di Verona) per elaborare il piano di risanamento e ristrutturazione. Piano che ottiene il favore del Tribunale che omologa il concordato dopo un anno.
La ristrutturazione
L’azienda ha chiuso il 2024 a quota 30 milioni di euro di fatturato, in linea col 2023, ma con utile netto di 3,5 milioni di euro e sta rispettando gli impegni finanziari assunti nonostante un contesto di mercato molto difficile. Dov’è il segreto? “Abbiamo agito sui costi. Abbiamo chiuso e venduto l’azienda in Romania perché troppo cara, rafforzando la produzione in Serbia e ora stiamo aprendo in Tunisia. Nel frattempo ci siamo affidati a partner produttivi in Albania” spiega il CEO Mario Porcaro. La ristrutturazione ha comportato un taglio dei dipendenti complessivi, compresi quelli in Italia e allo stesso tempo sono stati riattivati i clienti nell’Est Europa. Un sostegno importante è arrivato dal primario cliente Decathlon (quasi 1700 punti vendita e 16,2 miliardi di euro di fatturato nel 2024) “che ci ha considerato come partner produttivi e non semplici fornitori” specifica Porcaro.
I piani per il 2026
I programmi dell’azienda veneta sono ambiziosi. Soprattutto con orizzonte 2026. “Stiamo mettendo a punto 2 nuovi tipi di suole super leggere con le quali contiamo di acquisire nuovi clienti. Mentre quelli consolidati potranno aumentare le vendite il che si tradurrà con un aumento degli ordini per noi” spiega lo stesso Porcaro. “Stiamo anche investendo nelle nuove collezioni, cercando di approcciare nuovi mercati e consolidare i vecchi e stiamo cercando di acquisire un calzaturificio. In Italia, ma se capita, anche all’estero, per aumentare la produzione. Il 2025 lo chiuderemo in utile ma nel 2026 contiamo di raccogliere i frutti degli investimenti che stiamo compiendo” conclude Porcaro.
https://www.laconceria.it/calzatura/crisi-alle-spalle-per-skandia-torna-in-utile-e-punta-sul-2026/
28 MAGGIO 2025
Porcaro e Leexè nella composizione negoziata di Intrapresa Engineering

Intrapresa Engineering, società milanese attiva nel settore delle costruzioni, ristrutturazioni e manutenzioni nel settore pubblico e in quello privato, ha concluso con largo consenso la procedura di composizione negoziata della crisi, ottenendo dai creditori le adesioni alla stipula di un accordo ai sensi dell’art. 23 comma 1 lettera c) del Codice della Crisi.
L’accordo ha coinvolto tutti gli istituti di credito e circa il 70% dei fornitori.
Advisor della società sono stati lo Studio Porcaro Commercialisti & Avvocati, con sedi a Milano e Verona, con un team composto da Francesco Porcaro (nella foto a sinistra), Laura Paglia e Gianfranco Zollo per la parte finanziaria e Leexè Legal Expertise con l’Avv. Ivan Fossati (nella foto al centro) per la parte legale.
La procedura di composizione negoziata si è giovata del supporto dell’esperto Dott. Marco Sabatini – Studio La Croce (nella foto a destra) che ha anche sottoscritto l’accordo raggiunto tra la società ed i suoi creditori.
https://legalcommunity.it/porcaro-e-leexe-nella-composizione-negoziata-di-intrapresa-engineering/
VALCOS SRL: IL TRIBUNALE DI VERONA OMOLOGA L’ACCORDO DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI AD EFFICACIA ESTESA CON TRANSAZIONE SU CREDITI ERARIALI.
Il Tribunale di Verona, con sentenza depositata in data 7.01.2025 (Presidente e Relatore Dott. Pierpaolo Lanni), ha omologato l’Accordo di ristrutturazione ad efficacia estesa ed in continuità diretta della Società Valcos srl, esercente attività di costruzione e compravendita di immobili residenziali di pregio.
Il Tribunale ha ritenuto sussistente il requisito della continuità di cui all’art. 61, comma 2,lett. b) CCII, in presenza della delibera di revoca dello stato di liquidazione adottata dalla Società con effetto condizionato all’omologa dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.
L’accordo è stato possibile, in particolare, grazie alla concessione di uno stralcio da parte del creditore ipotecario Sole Spv, assistito dall’ Avv. Felicita Fenaroli, e dall’adesione degli altri creditori. Nell’ambito dell’Accordo di ristrutturazione l’Agenzia delle Entrate ha sottoscritto la transazione fiscale che prevede il pagamento nella misura del 20% dei crediti per IVA, IRES e IRAP inseriti nella stessa classe dei crediti per IMU del Comune, creditore al quale è stata estesa l’efficacia dell’ADR.
La società è stata assistita per la parte finanziaria dallo Studio Porcaro Commercialisti & Avvocati con un team guidato dai partner Mario e Francesco Porcaro e dall’associata Dott.ssa Laura Paglia e, per la parte legale, dallo Studio Iura Avvocati Associati con un team guidato dai partner Avv.ti Matteo Creazzo e Giovanni Trolese. Il piano è stato asseverato dal Dott. Angelo Tiziani.
https://legalcommunity.it/porcaro-e-iura-nellomologa-della-ristrutturazione-di-valcos/
Accordo di ristrutturazione ad efficacia estesa art 61 CCII – Effetti della Transazione Fiscale estesa ai tributi locali inseriti nella medesima categoria
Il Tribunale di Benevento, sezione seconda civile, con sentenza del 25.7.2024 ha omologato l’accordo di ristrutturazione proposto dalla De Minico & C Srl.
La società è stata assistita dallo Studio Porcaro Commercialisti & Avvocati con team composto dal Dott. Michele Grosso e dall’Avv. Fabrizia De Nigris insieme all’Avv. Lucio Russo, del foro di Benevento.
Il piano di risanamento prevede la fusione per incorporazione della De Minico & C Srl in altra società del gruppo. L’operazione straordinaria posta in essere ha rappresentato l’elemento cruciale per poter garantire il pagamento del debito ristrutturato entro i termini stabiliti dall’art. 57, co. 3, lett. a) del Codice della Crisi e dell’Insolvenza (CCII), assicurando al contempo la continuità indiretta dell’attività aziendale.
Altro aspetto rilevante dell’accordo in questione è la sua estensione ai creditori non aderenti. A tal riguardo, infatti, la proposta della società ha ricevuto il consenso della maggioranza qualificata dei creditori (75%) di ogni categoria omogenea, ed è stata attuata nel pieno rispetto di tutti i requisiti stabiliti dal comma 2 dell’art. 61 CCII.
Mentre dal punto di vista procedurale va segnalata la deroga, richiesta dalla società e autorizzata dal Tribunale, alle ordinarie modalità di notifica del ricorso per l’omologa e relativi allegati ai creditori. In applicazione dell’art. 151 c.p.c. il Tribunale ha, infatti, autorizzato la notifica a mezzo link di collegamento ad una apposita virtual data room, per mezzo della quale i creditori hanno potuto agevolmente consultare e scaricare la copiosa documentazione a corredo del ricorso, garantendo una maggiore efficienza e trasparenza nella gestione della procedura.
Ok alla ristrutturazione del debito per l’azienda olearia laziale Verdeoro, che ottiene l’omologa dal Tribunale di Latina
L’azienda olearia laziale di Priverno (Latina) Verdeoro srl ha ottenuto l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti ad efficacia estesa pronunciata, ai sensi degli artt. 57 e 61 del Codice della Crisi d’Impresa, dal Tribunale di Latina con sentenza n. 14 del 19 marzo 2024. Ad assistere Verderoro nell’operazione è stato lo Studio Porcaro Commercialisti e Avvocati.
Il totale dei debiti è pari a 11 milioni di euro e sarà ristrutturato con il ricavato di circa 3 milioni di euro derivanti dalla cessione dell’azienda in esercizio. Con questa somma sarà possibile soddisfare integralmente i creditori prededucibili, prelatizi e i creditori estranei all’accordo, mentre i chirografari beneficeranno di un riparto del 20,99%.
Verderoro aveva chiesto l’ammissione alla procedura di composizione negoziata della crisi nel maggio 202. Nel testo del ricorso viene spiegato che “la crisi di Verdeoro è sostanzialmente riconducibile alla forte contrazione della produzione di olio d’oliva in Italia nel 2018/2019 che, tra l’altro, ha determinato nuovi assetti sul mercato dei prezzi della materia prima, e di conseguenza sui prezzi al pubblico del prodotto finito. Il delta sui prezzi d’acquisto e di vendita tra il 2017/2018 e il 2018/2019 hanno avuto ripercussioni per la Verdeoro srl non tanto sui volumi di scambio, bensì sui corrispondenti valori di fatturato, che è passato dai quasi 24 milioni del 2017 ai poco più di 16 del 2018, fino agli attuali 9,5 milioni del 2021. Tale contrazione, pari pressoché ad 1/3, corrisponde allo stesso trend osservato sul mercato dei prezzi, e trova un’ulteriore ratio nella risoluzione di un importante contratto di distribuzione con un grande interlocutore tedesco, HMF, con cui nel 2017 sono stati generati volumi per oltre 5 milioni e nel 2018 per poco più di un milione”.
L’azienda, di proprietà di Linda Di Palma (50%) e Maurizio Mantuano (50%), ha poi chiuso il 2022 con 9,4 milioni di ricavi, un ebitda negativo di 762 mila euro e una perdita di 868 mila euro, a fronte di un indebitamento finanziario netto di 7,8 milioni e un patrimonio netto negativo per quasi 6 milioni.
Wine talk, chiacchiere sul vino.
Sannio e Valpolicella, due modelli a confronto è stato il tema al centro dell’incontro promosso dal Sannio Consorzio Tutela Vini in collaborazione con lo Studio Porcaro Commercialisti & Avvocati.
L’evento è iniziato con i saluti del Dottor Mario Porcaro fondatore dello studio:
“A seguito di numerosi incontri sia lavorativi che amicali con Francesco Allegrini e Romano Dal Forno ho pensato di utilizzare questo rapporto per far conoscere, ai nostri viticoltori, questi due grandi produttori di vino che sono riusciti a valorizzare la particolarità dei loro vitigni. Ho sempre notato che, nonostante gli ottimi prodotti dei nostri viticoltori, non siamo riusciti sempre a far percepire al consumatore la qualità′ del nostro vino. Da questo nasce la mia idea di mettere insieme amici del Nord con gli amici produttori del Sannio.”
Presente all’evento anche il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro che ha detto la sua al riguardo:
“Sono entrambi territori di grande emigrazione, che nel corso degli anni hanno poi avuto uno sviluppo diverso: capire perché questo è successo, è un po′ lo scopo di questa chiacchierata. Speriamo che sia uno stimolo perché, soprattutto sul piano della promozione, le aziende devono capire che la promozione fa parte delle spese vive di un’azienda e che come tale va affrontata. Quest’area del Veneto ha creduto fortemente nell’agricoltura. Bisogna credere in se stessi, senza aspettare che altri ti risolvano i problemi.”
In seguito le testimonianze dei due imprenditori veneti Romano Dal Forno, Vini Dal Forno: Perché l’Amarone ha avuto questa fortuna? Alle volte ci si pensa: non è facile da abbinare ai piatti, perché è un vino possente; è un vino molto alcolico, per cui ha le sue collocazioni, non è certo il vino che lo si può servire, così, a cuor leggero. È chiaro che abbiamo fatto grandi passi in questi anni, soprattutto in cantina. Nella mia realtà siamo passati da una viticoltura di 2.000 piante ettaro a 13.000. Cosa succede in questo caso? I grappoli sono un po′ più piccolini… ci sono più commensali nella tavola imbandita, quindi ce n’è poco per tutti a disposizione e quindi, la vigna, da suo fa un po′ il bonsai, una pianta che vive con un pugno di terra: se la mettessimo a dimora in un campo aperto, irrigato e concimato, la pianta crescerebbe. E questo l’ho capito visitando la Francia in particolar modo e ho, spavaldamente, portato a casa lo stesso concetto, perché avevo capito che alla fine è la buccia che contiene gli elementi importanti. È stato un percorso che abbiamo iniziato nell’ ‘83, con piccoli passi fino ad arrivare alle 60-70.000 bottiglie, tra Valpolicella e Amarone. La nostra, quindi, non è un’azienda che fa grandi numeri, ma abbiamo continuato, di anno in anno, a porci domande e a porci obiettivi: dove si può migliorare? Cosa si può fare per crescere ancora in qualità? Ecco, è lì che poi nasce quella piccola… differenza. E Francesco Allegrini, Vini Allegrini: Produzione di qualità: posso dire che in questo periodo i vini di fascia più alta, sono venduti in modo più facile. Questo premia chi ha saputo lavorare bene nel tempo dal punto di vista qualitativo e ha trovato un determinato posizionamento, in quanto ha fatto sì che questi vini vengano oggi percepiti dal mercato come vini ′profondamente qualitativi′: in questo particolare momento storico è un ulteriore ′vantaggio competitivo′. Si parla molto della sostenibilità del vigneto, un tema molto importante in questi anni; adesso va di moda il biologico e biodinamico: devo dire che, per quel che riguarda la nostra azienda, noi cerchiamo di salvaguardare il territorio fino a che riusciamo ad arrivarci, utilizzando meno chimica possibile, però sappiamo che a volte è impossibile arrivare a dei risultati qualitativi senza avere un governo diretto e definito. Quindi molto importante, a mio avviso, in questo momento storico, la sostenibilità non solo dal punto di vista della linea, ma del punto di vista della filiera produttiva″.
Infine l’intervento del presidente “Sannio Consorzio Tutela Vini”, Libero Rillo: un Wine talk per mettere a confronto due territori fiore all’occhiello dell’Italia del vino. Giusto, fiore all’occhiello soprattutto per quanto riguarda la produzione dei vini rossi, importanti, strutturati, che hanno tanto da raccontare, soprattutto del territorio. Si è presentata questa opportunità, e l’abbiamo colta al volo, di fare questo incontro piacevole e conviviale con due personaggi che rappresentano un po’ la storia dell’evoluzione dell’Amarone. La loro storia, la loro esperienza, può servire appunto a migliorare quello che noi siamo.
Dopo il parere e il confronto fra le due realtà vitivinicole, l’evento si è concluso con la degustazione dei vini dei vari produttori del Sannio e dei due ospiti della Valpolicella, Dal Forno e Allegrini, che hanno risposto alle curiosità dei presenti.
Sannio e Valpolicella, due modelli vitivinicoli a confronto.
Appuntamento da non perdere! Un momento di confronto e discussione su due prestigiose regioni vinivole italiane: il Sannio e la Valpolicella.
Studio Porcaro Commercialisti e Avvocati tra i migliori studi italiani

Anche quest’anno lo studio Porcaro Commercialisti e Avvocati è stato inserito tra i migliori studi italiani individuati da PBV Monitor, Milano Finanza e Class Editori nel “Legal Ranking City Edition 2024”. L’analisi è effettuata sulla base di indagini sulle principali operazioni di mercato del 2023 e lo Studio Porcaro Commercialisti e Avvocati si è classificato primo nel segmento “Elite” nella categoria “Diritto Fallimentare e Procedure Concorsuali – Sud e Isole” con i professionisti Mario Porcaro, Andrea Porcaro, Fabrizia de Nigris e Laura Paglia e tra i primi 10 studi della categoria “Sud e Isole” nel segmento “Elite” con i professionisti Mario Porcaro, Andrea Porcaro e Francesco Porcaro. Il Dott. Michele Grosso è stato selezionato nel segmento “Migliore” nella categoria “Diritto tributario”.