«Il piano industriale è l’unica bussola per superare la crisi, se non è chiaro e dettagliato ci sono grosse difficoltà anche nell’accesso al credito». A parlare è Bruno Di Stasio, titolare del gruppo Seven di Torino, leader in Italia nella produzione di zaini per la scuola e per il tempo libero.
Un’azienda con oltre 35 anni di storia sulle spalle e 150 dipendenti, «che è nata e cresciuta grazie al sostegno degli istituti di credito», ma che dal 2008 ha cominciato ad avere problemi allo sportello. «Abbiamo avvertito il crescere di una tensione finanziaria – ricorda Di Stasio -: le banche non ci hanno rinnovato alcune linee di credito stagionali e siamo passati da una posizione di cliente a rischio zero a quella di osservati speciali». Tante le ragioni, «nel 2009 abbiamo perso l’8% di ricavi, l’Ebitda si è dimezzato, ci siamo trovati sovrastrutturati rispetto alle aspettative perché nel 2006 abbiamo fatto due investimenti importanti per acquisire il marchio Invicta e realizzare un nuovo polo logistico».
Oggi le banche chiedono maggiore trasparenza e una proiezione nel futuro dei conti aziendali. «Per questo ci siamo rivolti a un advisor esterno – spiega Di Stasio – che ci ha aiutato a rivedere il piano industriale, con un’analisi chiara dell’azienda, dei prodotti e dell’impatto sul mercato». Sono state individuate le sacche di inefficienza e condotte analisi specifiche per valutare l’andamento delle vendite attraverso il canale della grande distribuzione. «Un’elaborazione dettagliata degli scontrini – dice l’imprenditore – ha dimostrato un trend positivo». Il piano “certificato” è stato ultimato a luglio, a seguito di un’attenta attività di razionalizzazione. Ora il documento è al vaglio degli istituti di credito finanziatori, dai quali arrivano segnali di distensione.
«Le banche vogliono capire le strategie di uscita dalla crisi – conclude Di Stasio -, per questo è fondamentale presentare informazioni aggiuntive rispetto a quelle di bilancio, chiare e certificate».