MILANO – Valtur sceglie la strada dell’amministrazione straordinaria per salvare l’azienda gravata da un debito 300 milioni.Ieri sera il tour operator siciliano che fa capo alla famiglia Patti e la cui operatività quotidiana procede – viene sottolineato – nell’assoluta normalità, ha depositato al Ministero delle Attività Produttive l’istanza per l’ammissione alla legge Marzano. L’intervento è concepito per essere realizzato nel minor tempo possibile e a giorni è prevista la nomina del commissario straordinario. Il piano, depositato da Vincenzo Mariconda (noto alle cronache finanziarie come presidente del gruppo immobiliare di Risanamento) e Mario Porcaro, prevede la continuità aziendale e la salvaguardia dei livelli occupazionali (gli addetti sono quasi 3.000).
Per abbattere l’indebitamento finanziario è prevista la dismissione di immobili non core e villaggi che possono essere utilizzati in locazione per oltre 110 milioni di euro ed un aumento di capitale fra i 30 e i 50 milioni. Con 22 strutture recettive in Italia e all’estero e un fatturato di circa 200 milioni di euro, il tour operator lo scorso anno ha riportato perdite per 3,8 milioni e un passivo che ammontava a 303,6 milioni di euro: 62 verso le banche, 85 verso i fornitori e 96 nei confronti di erario ed istituti di previdenza. In particolare, tra gli istituti di credito risulta Intesa SanPaolo che lo scorso febbraio aveva sottoscritto un prestito obbligazionario convertibile di 20 milioni di euro.
Dopo la grave crisi che ha colpito il settore turistico a partire dal 2008, nel corso di quest’anno Valtur ha sofferto della particolare situazione congiunturale e dell’inaspettata crisi dei Paesi del Maghreb, che ha ridotto drasticamente i flussi turistici verso Tunisia ed Egitto, paesi nei quali l’Azienda aveva investito in maniera importante. Ad incrinare la situazione, anche il dilungarsi delle trattative per le dismissioni degli immobili ‘non corè che erano state previste nel primo semestre di quest’anno. Nelle settimane scorse era stata indicata anche l’ipotesi di un ‘cavaliere biancò. Il nome indicato era quello di Invitalia, il fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà che fa capo al Governo. In tal senso contatti con la presidenza del consiglio e il ministero dello Sviluppo erano stato avviati per studiare questa opzione.