
Il caso Skandia: come uscire dalla crisi in tempo di crisi. Dal concordato in continuità richiesto a gennaio 2023, omologato dopo un anno dal Tribunale di Treviso, all’utile netto di 3,5 milioni di euro con cui ha chiuso il bilancio 2024, fino alla volontà di acquisire un calzaturificio per poter incrementare la produzione. Ci svela la ricetta Mario Porcaro, che era stato chiamato dalla proprietà come consulente esterno per ristrutturare il calzaturificio di Casier (Treviso) e ora è stato nominato CEO.
La crisi
Fondato nel 1979, il calzaturificio Skandia produce scarpe da montagna (doposci urbani), trekking e motociclismo. La proprietà è formata da un gruppo di imprenditori locali presieduto da Guido Mocellin. Nel 2022 la guerra Russia-Ucraina congela vendite e incassi dell’importante mercato russo. L’azienda si ritrova con mancati incassi, scarpe pronte da spedire che non vengono ritirate dai clienti e un magazzino pieno di materie prime da mettere in lavorazione (compresi pellami italiani). Una situazione che acuisce le difficoltà dell’azienda, provocate anche dal riscaldamento globale che fa venir meno la necessità dei doposci nelle città storicamente fredde. Pesano anche i debiti contratti durante il Covid. Il bilancio 2022 si chiude in perdita e con una evidente crisi di liquidità. Tant’è che, nel gennaio 2023, il calzaturificio (540 dipendenti di cui 70 in Italia e 470 nei siti produttivi di proprietà in Serbia e Romania e 25 milioni di euro di debiti) presenta la richiesta di concordato preventivo con continuità al Tribunale di Treviso. La proprietà inietta 2 milioni di euro di nuova liquidità e si affida allo Studio Porcaro (ufficio di Verona) per elaborare il piano di risanamento e ristrutturazione. Piano che ottiene il favore del Tribunale che omologa il concordato dopo un anno.
La ristrutturazione
L’azienda ha chiuso il 2024 a quota 30 milioni di euro di fatturato, in linea col 2023, ma con utile netto di 3,5 milioni di euro e sta rispettando gli impegni finanziari assunti nonostante un contesto di mercato molto difficile. Dov’è il segreto? “Abbiamo agito sui costi. Abbiamo chiuso e venduto l’azienda in Romania perché troppo cara, rafforzando la produzione in Serbia e ora stiamo aprendo in Tunisia. Nel frattempo ci siamo affidati a partner produttivi in Albania” spiega il CEO Mario Porcaro. La ristrutturazione ha comportato un taglio dei dipendenti complessivi, compresi quelli in Italia e allo stesso tempo sono stati riattivati i clienti nell’Est Europa. Un sostegno importante è arrivato dal primario cliente Decathlon (quasi 1700 punti vendita e 16,2 miliardi di euro di fatturato nel 2024) “che ci ha considerato come partner produttivi e non semplici fornitori” specifica Porcaro.
I piani per il 2026
I programmi dell’azienda veneta sono ambiziosi. Soprattutto con orizzonte 2026. “Stiamo mettendo a punto 2 nuovi tipi di suole super leggere con le quali contiamo di acquisire nuovi clienti. Mentre quelli consolidati potranno aumentare le vendite il che si tradurrà con un aumento degli ordini per noi” spiega lo stesso Porcaro. “Stiamo anche investendo nelle nuove collezioni, cercando di approcciare nuovi mercati e consolidare i vecchi e stiamo cercando di acquisire un calzaturificio. In Italia, ma se capita, anche all’estero, per aumentare la produzione. Il 2025 lo chiuderemo in utile ma nel 2026 contiamo di raccogliere i frutti degli investimenti che stiamo compiendo” conclude Porcaro.
https://www.laconceria.it/calzatura/crisi-alle-spalle-per-skandia-torna-in-utile-e-punta-sul-2026/
28 MAGGIO 2025